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Quartetto di Venezia

Quartetto di Venezia

Integrale dei quartetti di Beethoven - IV concerto

Andrea Vio, violino
Alberto Battiston, violino
Giancarlo di Vacri, viola
Angelo Zanin, violoncello

Giovedì 16 febbraio, Madonna della Vittoria ore 20.45

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827)
Quartetto in Mib maggiore op. 74 «le Arpe» (Poco adagio - Allegro; Adagio ma non troppo; Presto; Allegretto con variazioni)
Quartetto in Do minore op. 18 n. 4 (Allegro ma non tanto, Andante scherzoso, quasi allegretto, Minuetto. Allegretto, Allegro)
Quartetto in Sib maggiore op. 130 (Adagio ma non troppo, allegro; Presto; Andante con moto ma non troppo; Poco scherzando; Alla danza tedesca. Allegro assai; Cavatina. Adagio molto espressivo; Finale. Allegro)

Da quest’anno “quartetto in residenza” alla Fondazione Cini, il Quartetto di Venezia viene annoverato tra gli insiemi italiani di più lunga storia e prestigiosa esperienza. Venti registrazioni discografiche (con un “premio della critica italiana” assegnato alle opere di Malipiero), presenze in tutta Europa, Stati Uniti e Sud America, ed una formazione irreprensibile condotta fra l’altro con Piero Farulli (membro del Quartetto Italiano) e Sándor Végh sono già elementi sufficienti per comprendere il valore dell’attività di questo complesso cui si deve oltretutto il recupero del raro repertorio quartettistico nazionale, ingiustamente misconosciuto, da Boccherini a Bazzini, Zandonai, Respighi. Ma qui l’insieme veneziano si cimenta in un nuovo capitolo dell’integrale beethoveniana, prova ardua, ed occasione preziosa d’ascolto, con tre fermate importanti: l’ordine cronologico delle opere muove dal Quartetto in do minore dell’op. 18, quarto agile numero dei 6 che appartengono a questo cimento giovanile, pubblicato nel 1801 e dedicato ad una delle figure viennesi che a quel tempo che divennero protettori e mecenati del compositore, il principe Franz Jospeh Lobkowitz; quindi si sofferma sull’opera 74 del 1809, il Quartetto “delle arpe”, cosiddetto per i pizzicati che percorrono il primo movimento, chiudendo il cammino con la vasta op.130 pubblicata nel 1827, l’anno della morte del maestro tedesco, una di quelle partiture nelle quali s’espande tutta la forza sperimentale della sua ispirazione, distesa su una anomala architettura in sei movimenti, tuttavia volta ad un ammirevole senso di unità. E così, in questa tappa avanzata, tutto sommato si raggruma l’eccezionalità dei quartetti, lavori per l’avvenire, inquieti interrogativi rivolti da Beethoven all’anima sua propria ed a quella della musica da camera, sconvolta nelle sue placide tradizioni.

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