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Follia, l’altra verità

Poesia e Musica: Follia, l’altra verità

 

Maddalena Crippa, voce recitante
Mario Ancillotti, flauto
Claude Hauri, violoncello
Antonino Siringo, pianoforte
Giovedì 27 aprile, Auditorium Monteverdi ore 20.45

Marin Marais
Follia di Spagna, Libera realizzazione per flauto e violoncello (1a parte)
Alda Merini
Lettura da “L‘altra verità” - Spazio - Spazio
Marin Marais
Follia di Spagna, Libera realizzazione per flauto e violoncello (2a parte)
Castiglioni
Musica Vneukokvhaja n° 2, Danza, per ottavino
Alda Merini
Lettura da “L‘altra verità”
YekNur Siringo
Improvvisando da Follia di Spagna
Alda Merini
Lettura da “L‘altra verità” - “Sono folle di te”
Schubert
Impromptu op. 90 n° 4
Alda Merini
Lettura da “L‘altra verità” - “Pensiero non ho più parole”
Portera
Trio Giallo per flauto, violoncello, pianoforte (1a es. assoluta)

Cosa abbiano in comune la Follia come disturbo psichico, e la musica, sia pure intitolata “Follia”, è una delle cose più ardue che mi sia trovato a spiegare. Eppure c’è, ed è evidente, un legame fortissimo, quasi fisico. Se la prima indica la condizione di difficoltà di adattamento che si esibisce esternemente, unita ad una sofferenza interiore, la seconda è invece lo sgorgare di una emozione interna nel definito raziocinio costruttivo delle forme. Una è distruzione, l’altra è costruzione. Niente di più distante, dunque. Dobbiamo andare più a fondo per trovare la zona in cui queste due espressioni abbiano un comune denominatore. Solo nel nostro inconscio possiamo trovare contenuti comuni: la solitudine, il dolore, l’estraneità, l’incognito, il mistero, l’intimità, l’unicità ed essenzialità personale. Di tutte queste cose soffre il folle, e anche il creatore di musica, solo che quest’ultimo riesce ad esprimerle. Potremmo dire che il musicista, o meglio, l’artista, è la voce della Follia. Per sua fortuna non è solo questo. Ma anche questo, sì. Ed ecco che anche noi abbiamo sentito il bisogno di dare ascolto alla Follia attraverso la Musica. La musica del resto spesso comunica il disagio psichico, basti pensare a quanti personaggi folli dei vari melodrammi abbiano trovato espressione in essa, o a quante tradizioni musicali sono legate ad essa, dalle nostre Tarantole ai Dervisci Roteanti. Dunque nulla di strano se un tema musicale, fra i più antichi della storia europea, di origine portoghese ma divulgatasi dappertutto, con il suo ritmo ossessivo, con le sue ripetizioni tormentose, che vogliono l’improvvisazione se pur prigioniera dentro schemi precisi, con il suo multiforme aspetto, ora lento, statico, solenne, ora rapido, rutilante, nervoso, fu da sempre chiamato Follia. E come questo tema fu da innumerevoli compositori usato, trasformato, distorto; da Frescobaldi a Corelli, da Haendel a Bach da Rachmaninoff a Vangelis. Abbiamo anche noi subito il fascino di questo tema (musicale, psichico?) ed abbiamo messo la Follia musicale assieme a quella delicata e commovente di un poeta che più di ogni altro ha la capacità di farci condividere le sue emozioni: Alda Merini. Con lei sembra di aver percorso la stessa strada. Così la descrizione dell’abisso del manicomio è accompagnata dalla Follia di Marais fino alla alienazione di Castiglioni e dell’improvvisazione musicale dolorosa, ma l’idillio, l’intimità ed essenzialità dell’amore non poteva essere affiancata che da Schubert, altro irrinunciabile compagno di strada. Così come il mistero dell’incognito, dell’anelito verso lo spazio, verso il pensiero libero, sarà musicalmente rappresentato dalla sensibilità di Andrea Portera. Emozione, commozione, condivisione di turbamenti che solo attraverso l’Arte possono essere compresi e sublimati, possono essere edificanti e non distruttivi. (Mario Ancillotti)

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