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Capriccio italiano per flauto e arpa

Capriccio italiano per flauto e arpa

Mario Carbotta, flauto e Paola Perrucci, arpa

Venerdì 22 settembre 2017, Madonna della Vittoria ore 20.45

programma:

GIOACCHINO ROSSINI (1792-1868)

Andante e allegro per flauto e arpa

ROBERT NICOLAS BOCHSA (1789 –1856)

Rondò sull' aria  "zitti zitti piano piano" dal Barbiere di Siviglia di G. Rossini per arpa sola

GIULIO BALDASSARRE BRICCIALDI (1818 –1881)

Adagio in do minore per flauto solo

GIOACCHINO ROSSINI (1792-1868)

Introduzione e variazioni sul tema "di tanti palpiti" per flauto e arpa

GAETANO DONIZETTI (1797 -1848)

Sonata per flauto e arpa

  1. Largo
  2. Allegro

MARIO PERRUCCI (1934 -2016)

Aiperon per flauto e arpa

NINO ROTA (1911-1979)

Sonata

  1. Allegro molto moderato
  2. Andante sostenuto
  3. Allegro festoso

Sotto il titolo di “Capriccio italiano”, il titolato duo costituito dal flautista Mario Carbotta e dall’arpista Paola Perrucci, ha raccolto autori d’epoche diverse rappresentando, con esempi brillanti, l’eccellenza della tradizione nazionale in uno dei settori cameristici più raffinati ed esclusivi. Se nell’Italia dell’Ottocento fu l’opera a prevalere nel gusto del pubblico e nel fare dei compositori, ecco che di questa inclinazione risentono anche lavori strumentali come la vivace Sonata di Donizetti e come l’Introduzione e Tema con Variazioni di Gioachino Rossini, pagina scritta probabilmente nel secondo decennio del secolo, adottando come spunto generatore il celebre motivo “Di tanti palpiti” tratto dal melodramma “Tancredi” presentato a Venezia nel 1813. Il senso dell’intrattenimento guida pure una rarità come il Notturno di Giovanni Toja, pubblicato a Milano nel 1830, anch’esso aperto all’utilizzo della variazione come tecnica decorativa e spunto bravuristico. D’epoca moderna invece è la singolare e luminosa Sonata di Nino Rota, che in questo lavoro del 1937 esibisce il suo stile ricercato: “Voce d’un Ravel italiano, arcaico, intimissimo”, ebbe a commentare Gianandrea Gavazzeni con lucida sensibilità. Mentre ai giorni nostri appartiene l’opera di Salvatore Sciarrino: “Fauno che fischia ad un merlo”, ispirata ad un dipinto di Böcklin data 1980 e si inserisce in una serie di prove nelle quali la smaterializzazione del suono, il suo frammentarsi in echi e presenze misteriose, ed in lucenti improvvise apparizioni, divengono tratti ricorrenti, caratteristici d’una fantasiosità sfuggente

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