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Stagione Concertistica 2018

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Concerto inaugurale Stagione Concertistica 2018

CONCERTO INAUGURALE
Stagione concertistica 2018

Giovedì 1 febbraio 2018
Teatro Bibiena | ore 20.45

R. Schumann (1770 - 1827)
Papillons op.2 (1829 - 31)

J. Brahms (1833 - 1897)
8 Klavierstücke op.76 (1871 - 1878)
I. Capriccio in fa# minore
II. Capriccio in si minore
III. Intermezzo in la b maggiore
IV. Intermezzo in si b maggiore
V. Capriccio in do # minore
VI. Intermezzo in la maggiore
VII. Intermezzo in la minore
VIII. Capriccio in do maggiore

F. Schubert (1797 - 1828)
Sonata in A major D 959 (1828)
I. Allegro
II. Andantino
III. Scherzo. Allegro vivace - Trio:
Un poco più lento
IV. Rondo. Allegretto - Presto

“La mia vita è dentro la musica. Non c’è un momento in cui sono fuori di essa. Quando mi alzo e apro gli occhi la musica parte, non esiste un tasto “start” che la controlli. Io non faccio il pianista, il mio non è nemmeno un lavoro. È la mia vita che coincide con quello che faccio, cioè suonare. Quando sono in pubblico trasmetto ciò che è già successo nel mio cervello”. Così rispondeva Arcadi Volodos, nato a San Pietroburgo il 24 febbraio del 1972 (dunque 46 anni a breve) in una recente intervista tentando di spiegare la propria prodigiosa natura di musicista e la singolarità della sua carriera che a differenza di molte altre non s’è avvantaggiata dalla affermazione in uno dei tanti (troppi) concorsi d’esecuzione. Della sua personalità estremamente interessante scriveva anche “The Guardian” qualche tempo fa: “Da un lato c’è il pianista virtuoso che si delizia nel far girare la testa al suo pubblico sfrecciando attraverso le sue trascrizioni pazzescamente difficili; dall’alto egli produce un gioco di una tale quiete da ammutolire il mondo”. Volodos è il pianista della trascrizione spettacolare della Marcia turca di Mozart (“Un peccato di gioventù”, ha detto), e dall’altro l’interprete dei Klavierstücke di Brahms, registrati di recente da Sony e già risultati vincitori di due premi di rilievo come l’Edison Classical Award e il Diapason d’Or. E proprio Brahms con i maturi Pezzi pianistici op.76 (otto in tutto, con titoli di esemplare genericità: capriccio, intermezzo) presentati nel 1879, esplora il lato serio di Volodos, attraverso una serie di pagine che bene illustrano un Brahms nel quale coincidono scavo espressivo e leggerezza di struttura. Le passioni letterarie di Schumann spiegano la nascita di un’altra opera, questa volta giovanile, dal rilievo poetico-fantastico, ossìa Papillons op.2, costituita da una introduzione e dodici pezzi. Siamo nel 1832 e il maestro tedesco, ispirato dalla lettura di un ampio romanzo in quattro volumi di Jean-Paul Richter (“Flegeljahre”) e soprattutto dal ballo mascherato sul tema delle farfalle che conclude l’opera, dà vita ad un lavoro di gran potere suggestivo, brillante, profondo, fantasioso e misterioso nel quale si riflette l’indecifrabile gioco delle relazioni umane. La Sonata in la maggiore D.959 infine, è da includere invece tra le parole ultime di Schubert, essendo stata terminata nel settembre del 1828, poche settimane prima della morte del suo autore: carica di memorie, di un lirismo in parte influenzato dal genere liederistico e di un’espressione che scava le percezioni più intime lasciando emergere un nuovo modello comunicativo con il quale si afferma una nuova nozione di tempo e di forma, realizzando uno dei suoi ultimi delicati capolavori.

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