Integrale dei quartetti di Beethoven, V concerto

Quartetto di Venezia
Andrea Vio, violino
Alberto Battiston, violino
Mario Paladin, viola
Angelo Zanin, violoncello

INTEGRALE DEI QUARTETTI DI BEETHOVEN
V CONCERTO

Venerdì 2 febbraio 2018
Madonna della Vittoria | ore 20.45

L. Van Beethoven (1770 - 1827)
Quartetto in Sol maggiore op.18 n.2
Allegro
Adagio cantabile
Scherzo
Allegro molto, quasi presto

Quartetto in Fa minore op.95 "Serioso"
Allegro con brio
Allegretto ma non troppo
Allegro assai vivace ma serioso. Più allegro
Larghetto espressivo. Allegretto agitato. Allegro

Quartetto in Do diesis minore op.131
Adagio ma non troppo e molto espressivo
Allegro molto vivace
Allegro moderato
Andante ma non troppo e molto cantabile
Presto
Adagio quasi un poco andante
Allegro

Il lungo e avventuroso itinerario tra i quartetti per archi di Beethoven, avviatosi due anni fa, rivede in azione il Quartetto di Venezia, complesso che va annoverato tra i più rappresentativi della importante tradizione italiana sia per la vastità del repertorio e sia per la misura internazionale della sua attività trentennale. In questo nuovo e interessante appuntamento si raccolgono tre momenti diversi dell’ispirazione beethoveniana: nella fase giovanile si colloca l’opera 18 n.2 in sol maggiore (noto anche come “Quartetto dei complimenti” per la sua svagata e spiritosa semplicità), facente parte della serie di 6 quartetti dedicata al principe Franz Joseph Lobkowitz nel 1801. Nove anni dopo, nel 1810, dopo che la produzione del maestro tedesco si trovò arricchita di numerosi capolavori (la Sinfonia Pastorale era già in catalogo, così come molte delle 32 sonate per pianoforte, inclusa la celebre “Appassionata”), comparve il Quartetto op.95, detto anche “Quartetto serioso” in cui audacia formale ed inquietudine espressiva si compenetrano. Questo lavoro, non troppo esteso ma significativo di una svolta intellettuale singolare, introduce idealmente l’ultima fase creativa di Beethoven della quale il Quartetto op.131 fornisce una illustrazione perfino scioccante. Opera vasta ed ancor oggi moderna, nella quale una razionalità geniale si fonde con una immaginazione instancabile, l’op.131 risale al 1826 (Beethoven sarebbe scomparso l’anno successivo) e risplende di volontà e fantasia, emblema di un camerismo che lascia il dialogo salottiero per inoltrarsi in uno spazio inaudito, più astratto e riflessivo.