Bach e le variazioni Goldberg

Andrea Turini, pianoforte

BRAHMSE IL DOPPIO CONCERTO

Domenica 27 OTTOBRE 2019
Teatro Bibiena | ore 17.00

J.S. Bach (1685 - 1750)
Variazioni Goldberg BWV 988
Aria
Variazione 1, 2
Variazione 3
(Canone all’Unisono)
Variazione 4, 5
Variazione 6
(Canone alla Seconda)
Variazione 7
(Al tempo di Giga)
Variazione 8
Variazione 9
(Canone alla Terza)
Variazione 10
(Fughetta)
Variazione 11, 12, 13, 14
Variazione 15
(Canone alla Quinta, Andante)
Variazione 16
(Ouverture)
Variazione 17Variazione 18
(Canone alla Sesta)
Variazione 19, 20
Variazione 21
(Canone alla Settima)
Variazione 22 (Alla breve)
Variazione 23
Variazione 24
(Canone all’Ottava)
Variazione 25, 26
Variazione 27
(Canone alla Nona)
Variazione 28, 29
Variazione 30
(Quodlibet)
Aria da Capo

Le Variazioni Goldberg furono pubblicate nel 1742, quando Johann Sebastian Bach aveva il titolo di compositore della corte di Sassonia. Secondo la tradizione l’opera sarebbe stata commissionata dal conte Keyserling, ambasciatore di Russia presso la corte di Sassonia, il quale aveva alle proprie dipendenze come musicista di palazzo uno dei migliori allievi di Bach, Johann Gottlieb Goldberg. Keyserling, che pare soffrisse spesso di insonnia, chiese al maestro di scrivere qualche riposante brano per tastiera che Goldberg potesse suonargli per conciliargli il sonno.
Le Variazioni Goldberg non sono musica comune, hanno un’aura, che le distingue, insieme sacra e pitagorica. Ognuno dei 32 brani è di 16 o di 32 battute ed è diviso in due parti uguali con ritornello; tranne la Variazione 16, fatta di 16+32 battute. Ogni terza Variazione è un Canone: i Canoni sono 9, ma il loro centro sembra spostato come fossero 8 perché «marcati» sono il Quarto e il Quinto, gli unici Canoni inversi, con le voci per «moto contrario» (dove una sale, l’altra scende e viceversa). Infinite sono le valenze simboliche di questa doppia struttura binaria/ternaria. C’è chi vi intravede i «pianeti» del sistema tolemaico, chi la retorica di Quintiliano. Del resto matematica, fede e bellezza in Bach sono tutt’uno. Eppure qui i contorni si fanno sfuggenti: dall’aria iniziale si torna “a casa” dopo un percorso fatto, oltre che di tasselli di un mosaico di abbacinante bellezza, di raffinatissime “anomalie”. E allora l’aria “da capo” della conclusione ci farà capire che sebbene siamo tornati “a casa”, dopo questo viaggio non siamo più gli stessi di prima.